Il Comunismo e i sanguinari sconvolgimenti sociali di Stalin

Il Comunismo e i sanguinari sconvolgimenti sociali di Stalin
Come abbiamo parlato della crudele repressione nazista , dei campi di sterminio , delle atrocita' commesse ai danni della popolazione ebraica , qui ora ci accingeremo a trattare dei sanguinari sconvolgimenti sociali avvenuti nell'ex Unione Sovietica ad opera di Stalin

 


dio-padre-padrone onnipotente che dietro l’apparente maschera di una ideologia commise nefandezze e crimini a discapito del suo stesso popolo.
Parleremo qui della polizia segreta del dittatore comunista, dei mezzi di repressione degli oppositori politici dell'Unione Sovietica, dei gulag , dei trattamenti medici forzati mediante imprigionamento psichiatrico, utilizzati, al posto del campo di lavoro, al fine di isolare ed esaurire psichicamente i prigionieri politici, del genocidio in Ucraina voluto da Lenin negli anni anni 1932-33 a seguito di una carestia di stato dove a causa della fame morivano 17 persone ogni minuto, 1000
ogni ora, quasi 25 mila ogni giorno.Le vittime del regime di Stalin si contarono a milioni.

IL LENINISMO


 

Come affermato da Stalin, il leninismo può essere definito l’applicazione del marxismo alle condizioni originali della situazione russa... ma sopratutto il leninismo è il marxismo dell’epoca dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria. Più esattamente: il leninismo è la teoria e la tattica della rivoluzione proletaria in generale, la teoria e la tattica della dittatura del proletariato in particolare.
Molotov , ministro degli esteri dell’Urss staliniana ebbe a dire:“Se ritenete che Stalin sia crudele è perché non avete visto in azione né Lenin né Trozkij”. Durante il periodo del terrore leninista la polizia segreta si macchiò di crimini inauditi, assassinando un numero enorme di persone: una donna bolscevica si specializzò nell’infornare i cosiddetti “nemici del popolo” nelle caldaie delle locomotive. Mentre Dzerzhinskij scaraventava i “nemici del popolo” dalle finestre della tristemente famosa prigione della Lubjanka.

LO STALINISMO


 

Con questo termine si indica la politica di Stalin nel periodo in cui fu a capo dell'URSS, dal 1924 al 1953. Fu in questo periodo che si costituirono i tratti fondamentali del sistema sovietico, segnato dall'ispirazione dello stato-partito ad assumere il controllo totale su tutti gli aspetti della vita del paese (politica, economica, sociale e culturale).
Nel 1929, dopo la sconfitta dell'opposizione di destra di Bucharin, Stalin assunse il pieno controllo del partito e diede avvio alla "grande svolta" che avrebbe dovuto portare alla rapida edificazione dell'economia socialista, regolata dalla pianificazione statale: ebbe inizio la collettivizzazione dell'agricoltura, accompagnata dall'industrializzazione forzata.Questo programma fu svolto rafforzando a dismisura l'unico strumento che i bolscevichi avevano a disposizione: lo stato.
Stalin in nome dello Stato diede vita a spaventosi sconvolgimenti sociali.
Vennero distrutte identità collettive secolari e vennero vennero rafforzati a dismisura gli apparati repressivi dello stato.Il paese si riempi' campi di concentramento. Nasceva il Gulag. La mobilità sociale altissima provocò un colossale rimescolamento. Interi strati sociali vennero scaraventati dai vertici al fondo della piramide, mentre altri emergevano, prima di essere a loro volta travolti.

IL PARTITO COMUNISTA PARTITO UNICO
Il partito salì poi al potere con la rivoluzione d'ottobre del 7 novembre 1917 .Il partito fu guidato da Stalin dopo la morte di Lenin e la seguente lotta di potere tra i probabili successori. Prima Trockij poi Zinov'ev Bucharin e Kamenev vennero allontanati dalla scena politica e processati. Il partito perse la sua struttura collegiale durante lo stalinismo e subì diverse purghe. La sua struttura era parallela a quella dello Stato stesso. L'organizzazione era fortemente verticistica: alla base, vi erano i comitati cittadini, distrettuali e regionali. Questi erano organizzati nel Partito comunista della singola Repubblica membro dell'Unione, che era a loro volta sottomesso al Comitato Centrale del partito a livello dell'Unione. Il partito rispondeva alle regole del centralismo democratico che evitava la formazioni di correnti e rendeva unitaria la linea politica. Come burocrazia permanente nell'intervallo delle due sessioni ordinarie del Comitato Centrale vi era il Segretariato; esso si occupava di rendere esecutiva la linea politica decisa dal cuore politico della dirigenza ovvero il Politbjuro diretto dalla figura del Segretario Generale, il quale aveva un ampio potere politico. Il potere lo si esercitava in qualsiasi modo, ancor meglio con la violenza ,doveva mirare alla soppressione delle classi sociali, ad un organizzazione economica e sociale fondata sulla proprietà collettiva dei beni e servizi di produzione, alla negazione della differenza tra lavoro manuale e quello intellettuale, ad annullare la differenza sostanziale tra città e campagna. In altre parola il comunismo diventa una vera e propria religione politica , alla quale si pretendera' una completa adesione e totale dedizione. Poco importa delle rinunce sul piano dei consumi di massa. Violente misure di repressione e di terrore, compreso il sistematico ricorso alla pratica delle deportazioni e relativa confisca delle terre, permisero la formazione di 230 mila aziende collettive al posto dei 26 milioni di piccole aziende individuali precedenti. Iniziò così la sistematica eliminazione di ogni forza alternativa alla sua: liquidò fisicamente, in tutta fretta i "nemici del popolo", che fino a pochi giorni prima avevano rappresentato la vecchia guardia della rivoluzione di ottobre del 1917. Le mitiche purghe staliniane, coordinate dal boia Berija, che alla morte del generalissimo georgiano, sarà premiato con il ministero degli Interni. Terrore, processi farsa, nessuna prova ma umilianti confessioni estorte con la tortura in sentenze prefabbricate. Tuttavia, nonostante il loro alto credo ideologico a proposito della parità di classe, tutti i leader del partito vivevano in sontuose dimore, facevano montagne di soldi, giravano in Rolls-Royce ed avevano stuoli di amanti.


L'ABOLIZIONI DELLE RELIGIONI

Anziani rivoluzionari, dirigenti della prima ora, scomodi testimoni, quadri dell'industria di stato, ufficiali dell'Armata Rossa, milioni di semplici cittadini con le loro famiglie, in prevalenza contadine, e anche vittime di religione ebraica, molto invisi al dittatore, così come i molti sacerdoti, spediti nei gulag non perché colpevoli, ma perché divenuti superflui. Fin dagli inizi i soviet, nell'ambito della loro politica repressiva contro nobiltà, clero e borghesia, agirono con la forza per estirpare la religione (essenzialmente la Chiesa ortodossa russa) dal cuore e dalla mente dei russiNon c'era posto per le loro chiese, per questo bruciate, il loro Dio abolito e cancellato dalla rivoluzione che avrebbe visto un nuovo regno, mai esistito fino a prima, quello dell'uomo libero. Furono trucidati religiosi e distrutte chiese , si misero in prigione preti, suore e perfino chierichetti condannati a morte e fucilati, o al meglio finiti ai lavori forzati nei campi d'internamento dei gulag, e nelle miniere d'uranio, indifesi dalle mille radiazioni, solo perché si possedesse una Bibbia, per 8-10- 12 anni.
Percosse, timpani rotti dai pugni e dagli stivali con punte di ferro degli ufficiali, 30 e più persone chiuse in baracche di pochissimi metri, dove anche nel gelido inverno era vietato chiudere la finestra, e possibile andare al bagno, solo la mattina o la sera, 20 minuti per tutti i prigionieri insieme. Poi molto spesso stanze degli interrogatori e delle torture, tra muri foderati per assorbire le urla, persone chiuse in delle tute, e poi colpite fino al collasso. Povere vittime fucilate alle spalle dal boia, dopo essere fatte entrare con l'inganno di entrare in una stanza dove chiedere la grazia. Altre invece credute morte, si salvarono svegliandosi al cimitero o in fosse comuni cercando di rimanere nascoste fino alla caduta di Stalin.

LA POLIZIA SEGRETA DI STALIN

 


La potente polizia segreta (Nkvd), sottoposta direttamente a Stalin, aveva diritto di vita e di morte sugli abitanti del paese dei soviet. Dopo l'assassinio, probabilmente ordito da Stalin alla fine del 1934, di Kirov, prestigioso dirigente del partito di Leningrado e rappresentante della nuova tecnocrazia che si era creata durante il primo piano quinquennale, la macchina repressiva si volse contro le elite politiche. Iniziava il grande Terrore.

 


Tra il 1936 e il 1938, nei processi di Mosca, venne sterminata la vecchia guardia bolscevica; sotto la scure della polizia politica cadde anche l'Armata rossa, che fu gravemente scompaginata dalle purghe, come dimostrò la facilità dell'avanzata nazista al momento dell'aggressione nel 1941. Alla fine degli anni trenta Stalin era ormai padrone assoluto del paese. Capriccioso despota autocratico, fece distruggere anche lo stesso gruppo dirigente a lui fedele che aveva patrocinato la "grande svolta". Si riprodusse un modello di potere che aveva le sue origini nella Russia antica e che istituzionalizzava la nuova struttura gerarchica della società: l'autocrate creava una elite dirigente priva di una legittimazione autonoma (funzionale o legata alla proprietà) e quindi alle sue assolute dipendenze; questa disponeva, in cambio, dello stesso potere assoluto nei confronti dei suoi sottoposti. Un esempio vale per tutto ,nel 1936 Nikolai Iejov

 

[/CENTER]diventa Commissario del Popolo per gli Affari Interni e assume la direzione della NKVD, la polizia segreta. Nel dicembre del 1938, viene sostituito da Béria, che lo fa arrestare. Sarà fucilato nel febbraio del 1940 dopo essere stato torturato, passando dalla condizione di carnefice a quella di vittima, secondo la logica di un sistema che aveva fedelmente servito.

ABOLIZIONE DELLA PROPRIETA' PRIVATA

 


Si avvio' avviò un programma di rapida industrializzazione e di riforme agricole forzate, utilizzando lo stato come leva dell'accumulazione capitalistica russa, mantenendo un'impalcatura ideologica socialista abolendo qualsiasi forma di proprieta' privata . I contadini lavoravano in fattorie collettive – kolchoz – o statali - souchoz - ,e prendevano lo stretto indispensabile per la sopravvivenza. I kolchoz e i souchoz sarebbero stati i maggiori acquirenti dei prodotti industriali .
Erano cooperative agricole nelle quali i contadini lavoravano collettivamente la terra, condividendo anche strumenti e macchinari agricoli. Furono costituite inizialmente già dal 1918 sostituendo gli artel ma fu in seguito alla collettivizzazione avvenuta nel 1927 che vennero ufficialmente istituite. A partire dal 1929 la participazione ad un kolchoz o ad un sovchoz fu resa obbligatoria da parte delle autorità sovietiche. In quell'anno si verificò l'ingresso nei kolchozy non più di singoli contadini, ma di villaggi e, a volte, di interi circondari. Questo significava l'adesione dei contadini medi alle cooperative agricole di produzione.
contadini del kolchoz erano chiamati kolkhoznik (колхозник) o kolkhznitsa (колхозница) al femminile.


 

I kolkhozniky erano pagati in parte della produzione del kolchoz e dei profitti fatti dal kolchoz proporzionalmente al numero di ore di lavoro; essi avevano inoltre a disposizione un appezzamento di terra ad uso privato (nell'ordine dei 4 000 m2) ed un po' di bestiame. Questi vantaggi in natura rendevano il kolchoz molto più attraente ai sovietici rispetto al sovchoz nel quale i sovkhozniky erano salariati. Non tutti però furono entusiasti della collettivizzazione: i kulaki, che avevano contrastato in ogni modo il crescente movimento contadino il quale si volgeva in favore della collettivizzazione, si rifiutarono di entrare nei kolchozy e in seguito furono liquidati come classe secondo la politica del Comitato centrale.


LA POLITICA DEL TERRORE
Gli anni trenta li possiamo definire il periodo della violenza di stato piu' brutale durante il quale milioni di persone furono imprigionate o uccise a volte anche con sistematica continuita'.
Lenin in una lettera del 1922 scriveva: ” I tribunali non devono eliminare il terrore (…) Il principio del terrore va radicato e legalizzato senza ambiguità o abbellimenti”. La stessa linea verrà seguita da Stalin. I tribunali rivoluzionari prima, e poi le cosiddette “trojke”, triumvirati di estrazione politica, ebbero il compito di condannare alla deportazione nei lager sia i criminali comuni sia i controrivoluzionari.
Per questi ultimi esisteva un articolo apposito del Codice penale, l’art.58.
Il regime sovietico considerava i criminali comuni “socialmente vicini”, compagni che hanno sbagliato e possono essere redenti. Al contrario i condannati secondo l’art.58 erano considerati “socialmente estranei”, dei nemici irrecuperabili, per i quali il lager era la destinazione finale.


 

L’ideologia alla quale si ispira il potere sovietico è il marxismo–leninismo, che si proponeva di creare una società nuova, eliminando innanzitutto quei gruppi sociali che erano considerati nemici di classe. Il regime instaurato in URSS presenta le caratteristiche di un vero e proprio sistema totalitario, col potere nelle mani di un partito che si identifica con lo Stato e agisce in base ad un’ideologia dominante, che definisce gli obiettivi da raggiungere. La società di massa era completamente controllata dai mezzi di comunicazione e dall’onnipresente polizia segreta. Il mezzo più economico ed efficace usato per mantenere il controllo sulla popolazione ed eliminare il dissenso fu il terrore, che investì ad ondate successive tutte le componenti della società sovietica e in modo assolutamente arbitrario. E’ il fenomeno del nemico oggettivo ovvero di un nemico che non si definisce in base alla sua ostilità verso i detentori del potere, ma in base ad una scelta arbitraria, finalizzata al mantenimento del potere sull’intera società.
Dapprima entrarono nei GULag i nemici naturali dello stato sovietico, i nemici di classe: la nobiltà russa, gli imprenditori, i proprietari terrieri, il clero ortodosso e, in generale, tutti i gruppi considerati privilegiati.
In seguito le purghe riguardarono tutti i settori della società sovietica, compresi i prigionieri di guerra scampati ai lager nazisti e gli specialisti di vari settori, necessari all’attività produttiva dei lager.
Una menzione particolare va fatta per gli ostaggi, scelti tra persone di livello sociale elevato, con lo scopo di ricattare parenti ed amici.
La responsabilità di questo sistema concentrazionario, che ha fatto uso del terrore ed ha imprigionato persone che appartenevano a tutte le classi sociali, è tanto di Lenin, che ne è stato l’iniziatore, quanto di Stalin, che, con l’avvio dei piani quinquennali, ha ampliato e potenziato il sistema di lavoro coatto. Con loro ne portano la responsabilità anche la potente polizia segreta, l'NKVD, tutto il sistema giudiziario sovietico e i dirigenti ai quali il sistema fu dato in gestione. Tra questi, Lavrentji Beria,
che nella foto vediamo assieme a Stalin

 

uno dei più feroci collaboratori del dittatore, che alla fine degli anni Trenta organizzò anche un laboratorio segreto per sperimentare sui detenuti gli effetti dei veleni chimici.Piu' tardi Stalin lo chiamera' "il nostro Himmler".

I GULAG E LE CONDIZIONI ESTREME

 

Il sistema carcerario in Russia era stato fondato da Pietro il Grande, che aveva ordinato la creazioni di campi di detenzione nelle zone più isolate dell'impero al fine di allontanare i detenuti politici antizaristi e i personaggi scomodi dai maggiori centri del potere, sfruttando la vastità del territorio russo.
Dopo la rivoluzione del 1917 avvenne la liberazione di tutti i prigionieri, ma dal 1918 fu necessario dotare il sistema penale di nuove strutture di detenzione in grado di "rieducare gli internati attraverso il lavoro". Vennero ristrutturate le attrezzature carcararie dei precedenti campi di lavoro katorga, realizzati in Siberia: furono istituiti i "Campi speciali Vechecka" e i "Campi di lavoro forzato".

 

I campi di prigionia nacquero per ospitare varie categorie di persone considerate pericolose per lo stato: criminali comuni, prigionieri della Guerra civile russa, funzionari accusati di corruzione, sabotaggio e malversazione, nemici politici vari e dissidenti, nonché ex nobili, imprenditori e grandi proprietari terrieri.
Dopo l'iniziale creazione del Gulag nel 1926, varie organizzazioni confluirono al suo interno sotto il controllo dell'NKVD.
Questi campi conobbero il maggior sviluppo negli anni del consolidamento del potere di Stalin e durante il suo lungo regime. I presunti responsabili di una pianificazione insufficiente o di cattiva produzione vennero incarcerati in massa con le accuse di corruzione e sabotaggio.

 

Il numero di prigionieri crebbe dai 176.000 del 1930 ai 510.307 del 1934, fino all'impennata del 1938 legata alle Grandi Purghe staliniane durante le quali il numero dei detenuti salì a 1.881.570. Durante la seconda guerra mondiale (1943) a causa dei reclutamenti nell'esercito si registrò una diminuizione a 1.179.819 unità. Dal 1945 tornò a crescere, raggiungendo il valore massimo di circa 2.500.000 persone, che rimase pressapoco costante fino al 1953 (anno della morte di Stalin)

 

Sebbene tra i prigionieri dei Gulag, comunemente chiamati zek, dall’abbreviazione della parola russa zaklinchionnyj (prigioniero), ci fossero anche disertori, criminali, e prigionieri di guerra, la gran parte dei reclusi erano stati condannati soltanto perchè sospettati di tradimento e "cooperazione col nemico". Secondo i documenti dell'NKVD il numero complessivo di detenuti del Gulag fra il 1929 e il 1953 fu di circa 18 milioni.

 

Il Gulag fornì per decenni forze di lavoro non retribuito per il raggiungimento delle quote di produzione stabilite dal regime di Stalin. Nuovi campi sorsero in tutta l'area di influenza sovietica. I lavoratori forzati vennero tra l'altro impegnati per la costruzione del canale Mar Bianco-Mar Baltico, la ferrovia Baikal-Amur, parti della Metropolitana di Mosca e dei campus dell'Università statale di Mosca.
All’interno dei campi uomini e donne lavoravano a ritmi disumani, controllati da una gerarchia interna di capisquadra scelti tra i criminali comuni.Le condizioni climatiche spesso estreme, la fame perenne, le fucilazioni arbitrarie, i ritmi di lavoro massacranti e finalizzati al raggiungimento di obiettivi produttivi impossibili, la costante violenza psicologica tesa all’annientamento della volontà individuale furono le caratteristiche costanti dei GULag sovietici.
Il taglio e trasporto del legname e il lavoro in miniera erano le attività più comuni. In una miniera, la quota di produzione pro capite poteva raggiungere le tredici tonnellate al giorno. Mancare la quota significava ricevere minori razioni di cibo e conseguentemente causava conseguenze fatali, passando attraverso una condizione di spossatezza e devitalizzazione, soprannominata dohodyaga. La fame e la durezza delle condizioni di vita furono le principali ragioni dell'alto tasso di mortalità che raggiungeva nei primi mesi di permanenza nei campi, anche l'80%. I detenuti erano spesso costretti a lavorare in un clima glaciale senza essere adeguatamente vestiti. Era frequente l'avitaminosi che conduceva a malattie come lo scorbuto o sindromi quali la cecità notturna (detta anche cecità del pollo). Durante la pianificazione stalinista degli anni trenta, l'attività dei Gulag si estese anche in ampi settori dell'industria sovietica.

 

La maggior parte dei Gulag era situata in aree disabitate della Siberia nordorientale, senza collegamenti, ma ricche di minerali e di risorse naturali: i principali furono il Sevvostlag (Campi nordorientali) lungo il fiume Kolyma e il Norillag (vicino a Norilsk) e nelle zone sudorientali dell'Urss, principalmente nelle steppe del Kazakhstan (Luglag, Steplag, Peschanlag). Altri campi si trovavano nella parte europea della Russia, la Bielorussia, l'Ucraina e all'esterno dell'URSS: in Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia, Mongolia, ma pur sempre sotto il controllo diretto dell'amministrazione centrale Gulag.
L'area lungo il fiume Indigirka, nell'estrema Russia orientale, era conosciuta col nome di "Gulag dentro il Gulag". Il clima nella zona era talmente rigido che il fiume rimaneva gelato per gran parte dell'anno, da ottobre fino a maggio; nel suo bacino idrografico, dotato di risorse minerarie rilevanti (oro), si trovavano alcune fra le località più fredde della Terra, prima fra tutte il villaggio di Ojmjakon, dove si registrò la temperatura record di -71.2°C.

I GULAG SPECIALI


In aggiunta alla categoria più comune di campi che praticava lavoro fisico pesante e vari tipi di detenzione, esistevano anche altre forme.
Un tipo singolare di Gulag detti šaraška (шарашка, luogo d'ozio) erano in realtà laboratori di ricerca dove gli scienziati arrestati, alcuni dei quali eminenti, venivano riuniti e sviluppavano in segreto nuove tecnologie e ricerche di base.

 

Psichuška (психушка, manicomio), trattamento medico forzato mediante imprigionamento psichiatrico, utilizzato, al posto del campo di lavoro, al fine di isolare ed esaurire psichicamente i prigionieri politici.

Campi o zone speciali per fanciulli (nel gergo dei Gulag: "малолетки", maloletki, minorenni), per disabili (a Spassk), e per madri con neonati ("мамки", mamki). Queste categorie erano considerate improduttive e spesso soggette a molti abusi.

 


Campi per "mogli di traditori della Patria" (esisteva una categoria particolare di repressi: "Membri familiari dei traditori della Patria

"campi di sterminio".Furono 43 i campi dell'Unione Sovietica nei quali i prigionieri furono "forzati a lavorare in condizioni pericolose e insane responsabili di una morte certa". Si identificarono tre tipi di campi: 1) campi dai quali nessuno uscì vivo (miniere di uranio e impianti di arricchimento); 2) campi di lavoro pericoloso per l'industria bellica (impianti nucleari ad alto rischio); 3) campi di lavoro pericoloso, responsabile di disabilità e malattie fatali (impianti senza ventilazione)
Raramente i lager erano fortificati, in Siberia alcuni erano delimitati da semplici pali. La fuga veniva scoraggiata dall'isolamento e dalla durezza degli agenti atmosferici, nonché dai cani della polizia. Negli anni venti e trenta le popolazioni autoctone spesso aiutavano i fuggitivi finchè non vennero istituite laute ricompense a chi avesse aiutato le autorità a catturare gli evasi. Anche le guardie dei campi avevano severe consegne per tenere sotto controllo i carcerati; se un prigioniero scappava sotto il controllo di una guardia, spesso questa veniva privata dell'uniforme e degradata a detenuto.
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L'OLOCAUSTO UCRAINO (Holodomor -Голодомор)

 


Holodomor in lingua ucraina significa "infliggere la morte attraverso la fame"e fu quella la tattica usata da Stalin per sconfiggere gli oppositori ucraini. Negli anni dal 1929 al 1933 Stalin studiò a tavolino una carestia che causò milioni di morti, un vero e proprio genocidio . L'intera Ucraina fu isolata e tutte le forniture di cibo ed il bestiame furono confiscati e con un’intollerabile politica fiscale prosciugò tutte le risorse monetarie.
Fu requisita l’intera produzione agricola per l’ammasso statale nei kolchoz: per chi fosse stato sorpreso a rubare sarebbe scattata la fucilazione o la detenzione superiore a dieci anni, secondo la legge del 7 agosto del 1932, detta “delle cinque spighe”, proposta dal dittatore in persona. Furono cosi' affamate milioni di persone tanto che il cannibalismo divenne una pratica comune.


Ma andiamo per gradi.
Il meridione dell'Unione sovietica era quello piu' produttivo .dal punto di vista agricolo: agli inizi del XX secolo l'Ucraina forniva oltre il 50% della farina di tutta la Russia imperiale e dell'Urss poi. Poichè il regime aveva pianificato che tutta la ricchezza prodotta dall'agricoltura doveva essere interamente trasferita all'industria affinché il processo si realizzasse compiutamente, le terre e tutta la produzione dovevano passare sotto il controllo dello stato. Come abbiamo gia' detto fu avviato il processo di accorpamento degli appezzamenti in cooperative agricole (Kolchoz) o in aziende di stato (Sovchoz), che avevano l'obbligo di consegnare i prodotti al prezzo fissato dallo stato. Ma l'Ucraina aveva una lunga tradizione di fattorie possedute individualmente. I piccoli imprenditori agricoli costituivano la componente più indipendente del tessuto sociale ed economico locale. L'azione dello stato ebbe in Ucraina effetti particolarmente drammatici.

 


L'opposizione dei contadini ucraini

 


I contadini opposero una strenua resistenza all'esproprio dei loro beni. Molti , almeno all'inizio , preferirono abbattere il proprio bestiamo pur di non vederlo confiscato dai russi .
Tra il 1928 e il 1933, il numero dei cavalli si ridusse da quasi 30.000.000 a meno di 15.000.000; da 70.000.000 di bovini, di cui 31.000.000 vacche, si passò a 38.000.000, di cui 20.000.000 vacche; il numero dei montoni e delle capre diminuì da 147.000.000 a 50.000.000 e quello dei maiali da 20.000.000 a 12.000.000. Alcuni contadini assassinarono funzionari locali, incendiarono le proprietà della collettività e arrivarono a bruciare le proprietà della collettività. Altri, e in numero ancora maggiore, si rifiutarono di seminare e di raccogliere.

 

Con l'accusa (falsa) di rubare il grano ed opporsi alle misure del regime, migliaia di kulaki vennero arrestati e poi deportati insieme alle loro famiglie nei gulag siberiani. Il termine kulak fu applicato a chiunque resistesse alla collettivizzazione. Poi la politica di Stalin divenne piu' feroce Il 7 agosto 1932 il governo di Mosca introdusse la pena di morte per il furto allo Stato o alla proprietà collettiva includendo, tra i reati, anche l'appropriazione da parte di un contadino di grano per uso personale.Una speciale commissione capeggiata da Vjačeslav Molotov
fu inviata in Ucraina per sorvegliare la requisizione del grano ai contadini. Il 9 novembre 1932 un decreto segreto ordinò alla polizia e alle forze di repressione di aumentare la loro "efficacia". Molotov ordinò anche di non lasciare grano nei villaggi ucraini e di confiscare anche barbabietole, patate, verdure ed ogni tipo di cibo.


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Sulla popolazione contadina ucraina si concentrò l'azione coercitiva dello stato sovietico, che non rinunciò al sistematico ricorso alla violenza per attuare il suo piano di trasformazione della società. Dal 1929 al 1932 furono varate due misure, dette “collettivizzazione” e “dekulakizzazione”. La prima comportò la fine della proprietà privata della terra. Tutti gli agricoltori dovettero trovare un impiego nelle fattorie collettive create dal partito. La “dekulakizzazione” significò l'eliminazione fisica o la deportazione (nelle regioni artiche) di milioni di contadini. Queste misure furono contenute nel primo piano quinquennale, approvato in una riunione del Partito comunista sovietico nel dicembre 1929. negli anni 1932-1933 vennero attuate misure governative tali da mettere in ginocchio la popolazione sopravvissuta, quali: a) la requisizione totale di tutti i generi alimentari; b) l'obbligo di cedere allo stato quantità di grano talmente elevate da non lasciare ai produttori neanche il minimo necessario per il loro stesso sostentamento.

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<<era atroce – ricorda una contadina – le strade erano dissipate di cadaveri e spesso seppellivano persone che respiravano ancora, con la terra che ancora si muoveva sopra i loro corpi>>. E basta guardare le foto crude e raccapriccianti di quei giorni per percepire “visivamente” l’entità del delirio che in quegli anni si consumò sotto l’azzurro cielo ucraino.
Vennero confiscate le derrate alimentari alla popolazione e ne fu proibito il commercio, pena la fucilazione o dieci anni di internamento. Fu vietata qualsiasi azione di sostegno da parte delle altre regioni dell’Unione Sovietica.
E venne ritirato il passaporto interno in modo che le famiglie affamate non potessero trovar cibo in altre zone. La repressione fu accompagnata da un attacco spietato alla cultura ucraina, alla fede ortodossa, alla coscienza nazionale. Per la prima volta nel corso della storia uno Stato usò a fini politici la confisca di beni alimentari come arma di distruzione di massa del proprio popolo. Holodomor («fame di massa») è il neologismo entrato nella lingua ucraina per identificare una tragedia senza precedenti. Uno sterminio tra i più ignorati: Stalin intimò l’assoluto silenzio. E la censura fu applicata alla perfezione. E fu così che l’Ucraina, uno dei paesi più produttivi dal punto di vista agricolo, divenne il macabro teatro di una drammatica e delirante pianificazione economica.
Sapevano bene che questa decisione avrebbe condannato la popolazione alla fame, ma era un <<male necessario>> affinché la maggiore esportazione agricola fornisse capitale ulteriore da investire nell’industria. <<si presero tutto ciò che c’era di commestibile – ricorda un superstite – e ci lasciarono a bocca asciutta>>. Distrussero perfino i forni da cucina e requisirono il corredo agricolo. Fu sancito il divieto di conservare, acquistare o barattare cibo. La “legge delle cinque spighe” prevedeva la morte per chiunque possedesse anche poche spighe di grano. Era considerato colpevole chiunque volesse mangiare e le frontiere furono chiuse per impedire la fuga dei cittadini ucraini. Il popolo ucraino, insomma, fu condannato dalla nomenklatura sovietica a morte certa. Uomini, donne e bambini cominciarono a morire a ritmi esponenziali; dopo una lunga agonia di fame o perché fucilati istantaneamente se colti anche solo a raccogliere qualsiasi cosa potesse avere anche una lontana parvenza di cibo. Un'intera nazione diventò un campo di sterminio a cielo aperto.

 

Le vittime di questo genocidio furono tra i sette e gli otto milioni , vittime che non hanno mai avuto giustizia , vittime passate sempre sotto silienzio.Solo nel 2008 il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione in cui riconosce l’Holodomor come “crimine contro l’umanità”.

 







 
 
 
GLI ANNI TRENTA E LE EPURAZIONI (PURGHE) STALINIANE

Il dittatore sovietico , ossessionato dall'idea dell'accerchiamento, temeva che le minoranze collaborassero con il nemico , per cui in base ad un semplice sospetto fu pronto ad ordinare uccisioni e deportazioni di quelli che riteneva suoi nemici o probabili nemici.
Le minoranze etniche rappresentavano le Stalin una delle principali preoccupazioni , in quanto riteneva che potessero collaborare col nemico. E furono proprio queste uno degli obiettivi principali del terrore staliniano.
Nel 1937 - '38 Stalin diede precise disposizioni affinche' fossero deportate, e severamente epurate, intere popolazioni che abitavano su territori di confine, ritenute inaffidabili nell'eventualita' di un conflitto. Cominciarono cosi' le deportazioni di polacchi, ceceni, ingusci, tedeschi del Volga e di cittadini sovietici di etnia coreana, 170 mila persone, e giapponese. A loro tocco' di sperimentare quanto sarebbe accaduto dopo ai polacchi e alle minoranze del Caucaso, ai balkari, ai tatari dell'Uzbekistan, Cosacchi del Don, i Tatari di Crimea e gli Ucraini.

Tutti potevano essere messi sotto accusa
Non solo le monoranze etniche erano nel mirino del despota comunista, ma anche i rappresentanti della stessa nomenclatura del partito.

 


Servendosi della potentissima polizia segreta, eliminò tutti gli oppositori, tra i quali molti protagonisti della rivoluzione d'ottobre del 1917. Nel 1934 Stalin prese a pretesto la misteriosa uccisione del suo collaboratore Kirov per scatenare le "grandi purghe", che ebbero il culmine tra il 1936 e il 1939: centinaia di migliaia di militanti comunisti e soldati dell' Armata Rossa furono messi sotto accusa come "nemici dello Stato", incarcerati, costretti a confessare colpe inesistenti e condannati a morte o al lavoro forzato. Bukharin, Kamenev, Rykov e Zinoviev, condannati alla fucilazione, furono le più celebri vittime delle epurazioni staliniane.

 

Trotskij, acerrimo oppositore di Stalin anche dall'esilio, fu rintracciato in Messico da agenti della polizia segreta sovietica e assassinato nel 1940. È difficile calcolare quanti morti provocò il terrore scatenato da Stalin negli anni Trenta in tutti i settori della società, ma si può parlare di alcune centinaia di migliaia di persone. Tra i 15 e i 20 milioni furono invece i deportati nell'arcipelago dei campi di lavoro, il Gulag.

L'IMMAGINE PUBBLICA E IL CULTO DI STALIN

 


Stalin era nemico di ogni forma di culto della personalità, e combattè sempre con insistenza l'idealizzazione di singoli individui, forse non la sua stessa idealizzazione. Nei manifesti Stalin è al fianco di minatori e contadini sorridenti, felici di contribuire alla riuscita dei piani quinquennali. I bambini lo adorano e gli offrono fiori in segno di omaggio e riconoscenza per il bene che ha fatto alla nazione. Grandi ritratti di Stalin bonario e rassicurante si vedevano negli uffici pubblici e sulle piazze

 


La propaganda comunista alimentò un vero e proprio "culto della personalità" staliniana: la sua immagine fu esaltata ed egli fu celebrato come la guida salda e ferma del Paese, che aveva aperto la via dello sviluppo e avviato l'URSS a divenire una grande potenza mondiale. Dopo la seconda guerra mondiale l'esaltazione di Stalin fu amplificata dalla vittoria militare sul nazismo e si allargò al di fuori dell'Unione Sovietica tramite i Partiti comunisti dei vari Paesi.

 


IL MASSACRO DI KATYN

Per anni questo massacro fu addebitato da parte sovietica ai nazisti , poi finalmente la verita' è venuta fuori. Ad ordinarlo fu Stalin.
Il massacro della foresta di Katyń avvenne durante la seconda guerra mondiale e consistette nell'esecuzione di massa, da parte dell'Armata Rossa, di soldati e civili polacchi. L'espressione si riferiva inizialmente al massacro dei soli ufficiali polacchi detenuti del campo di prigionia di Kozielsk, che avvenne appunto nella foresta di Katyń, vicino al villaggio di Gnezdovo, a breve distanza da Smolensk. Attualmente l'espressione denota invece l'uccisione di 21.857 cittadini polacchi: i prigionieri di guerra dei campi di Kozielsk, Starobielsk e Ostashkov e i detenuti delle prigioni della Bielorussia e Ucraina occidentali, fatti uccidere su ordine di Stalin nella foresta di Katyń e nelle prigioni di Kalinin (Tver), Kharkov e di altre città sovietiche

 


L'URSS negò le accuse in tutte le maniere possibili fino al 1990, quando riconobbe l'NKVD come responsabile del massacro e della sua copertura.

I MOTIVI DEL MASSACRO DI KATYN

 

Per più di 50 anni questa tragedia è rimasta avvolta nel mistero e nella menzogna. Chi era responsabile di questo crimine? La Germania nazista o la Russia comunista?
Gli alleati non vollero credere ai tedeschi, nè vollero accettare la responsabilità russa. Dopo il crollo del regime comunista l’apertura degli archivi sovietici ha permesso di far luce sulla verità di Katyn. Già negli ultimi mesi del governo Gorbaciov si cominciavano a diradare le nebbie su tale mistero e, con l’avvento di Eltsin e la denuncia del PCUS come organizzazione criminale, veniva fuori una documentazione agghiacciante attraverso la quale si capiscono i meccanismi criminali di un sistema totalitario. Da un documento della Croce rossa polacca si deduce che la data probabile del massacro di Katyn si possa far risalire al periodo marzo-maggio 1940 e ciò indica una chiara responsabilità dei sovietici e non dei tedeschi, come invece sostenuto dalla propaganda comunista.

 

Dopo l’invasione della Polonia da parte degli eserciti di Hitler nel settembre 1939, la Russia occupò i territori orientali della Polonia, compresa la regione della foresta di Katyn. Il rapporto fu redatto dal segretario della Crp Skrzynsi e fu presentato al consiglio Generale della Croce Rossa polacca nel 1943, a Giugno. Nel 1945 ne fu consegnata una copia all’incaricato d’affari britannico a Varsavia e poi trasmessa a Londra nel 1946. Recentemente è stata ritrovata da un ricercatore polacco negli archivi del Foreign Office. Per non turbare le relazioni della Gran Bretagna con Mosca il documento fu celato al governo polacco in esilio a Londra durante la guerra.
Lo storico polacco Victor Zaslavsky, autore del recente libro "Il massacro di Katyn" dice che di fronte ad avvenimenti quali l’eliminazione dei kulaki come classe, la fucilazione di più di un milione di persone, compresi 44.000 alti militari durante il terrore degli anni tra il 1937 e il 1939 o le deportazioni di intere popolazioni, Katyn perde la sua eccezionalità e diventa un crimine comune dello stalinismo. Però, nel quadro dei rapporti internazionali, il massacro di Katyn resta uno degli episodi più significativi della seconda guerra mondiale. Grazie all’apertura degli archivi segreti sovietici si possono riconsiderare alcune analisi storiche di questo secolo. E’ grazie a questi archivi e agli studiosi che li hanno potuti consultare che il massacro di Katyn per 50 anni attribuito ai tedeschi, è venuto fuori in tutta la sua nuda e cruda verità.
Molti polacchi erano stati fatti prigionieri a seguito dell'invasione e sconfitta della Polonia da parte di tedeschi e sovietici nel settembre 1939. Vennero internati in diversi campi di detenzione, tra cui i più noti sono Ostashkov, Kozielsk e Starobielsk. Kozielsk e Starobielsk vennero usati principalmente per gli ufficiali, mentre Ostashkov conteneva principalmente guide, gendarmi, poliziotti e secondini. Contrariamente ad una credenza diffusa, solo 8.000 dei circa 15.000 prigionieri di guerra di questi campi erano ufficiali.

Il massacro rispondeva ad una logica ben precisa di ulteriore indebolimento della Polonia appena asservita. Infatti, poiché il sistema di coscrizione polacco prevedeva che ogni laureato divenisse un ufficiale della riserva, il massacro doveva servire ad eliminare una parte cospicua della classe dirigente nazionale. Tutto ciò nel quadro di una spartizione della Polonia tra Germania nazista ed URSS, due potenze che rappresentavano due sistemi culturali ed ideologici opposti ed antitetici, ma che, per circa 2 anni e fino al giugno 1941, furono legate dal Patto Molotov-Ribbentrop, che stabiliva la non aggressione reciproca e la spartizione della Polonia e dei Paesi Baltici.
Il 5 marzo 1940, secondo un'informativa preparata da Lavrentij Beria (capo della polizia segreta sovietica) direttamente per Stalin, alcuni membri del politburo dei Soviet – Stalin, Vyacheslav Molotov, Kliment Vorošilov, Anastas Mikojan, e Beria stesso – firmarono un ordine di esecuzione degli attivisti "nazionalisti e controrivoluzionari" detenuti nei campi e nelle prigioni delle parti occupate di Ucraina e Bielorussia.
Nel periodo dal 3 aprile al 19 maggio 1940 circa 22.000 prigionieri di guerra vennero assassinati: circa 6.000 provenivano dal campo di Ostaszków, circa 4.000 da Starobielsk, circa 4.500 da Kozielsk e circa 7.000 dalle parti occidentali di Ucraina e Bielorussia.
Solo 395 prigionieri vennero salvati dal massacro. Furono portati al campo di Yukhnov e quindi a Gryazovets.

LA TECNICA DEL MASSACRO
I prigionieri di Kozielsk vennero eliminati in un luogo prescelto appositamente per le uccisioni di massa situato nella contea di Smolensk, chiamato foresta di Katyń, che diede poi il nome all'intero massacro; quelli provenienti da Starobielsk vennero uccisi nella prigione dell'NKVD di Kharkov e i loro resti vennero sepolti nei pressi di Pyatikhatki; gli ufficiali di polizia di Ostashkov vennero uccisi nella prigione dell'NKVD di Kalinin (Tver) e sepolti a Miednoje.

Informazioni dettagliate sulle esecuzioni di Kalinin vennero fornite da Dmitrii S. Tokarev, ex capo del consiglio del distretto dell'NKVD di Kalinin. Secondo Tokarev le uccisioni iniziarono la sera e finirono all'alba. Il primo trasporto, il 4 aprile, contava ben 390 persone e i giustizieri ebbero difficoltà ad eseguire il loro compito nell'arco di una sola notte. Il trasporto successivo non superava invece le 250 persone. Le esecuzioni vennero compiute con pistole tipo Walther PPK fornite da Mosca.

Il metodo con cui vennero eseguite era stato studiato nel dettaglio. Inizialmente venivano verificati i dati anagrafici del condannato, poi questi veniva ammanettato e portato in una cella isolata. Dopo essere stato fatto entrare nella cella, veniva immediatamente ucciso con un colpo alla nuca. Il colpo di pistola veniva mascherato tramite l'azionamento di macchine rumorose (probabilmente ventilatori). Il corpo veniva quindi trasferito all'aperto passando da una porta posteriore e poi veniva caricato su uno dei sei camion appositamente predisposti per il trasporto. A questo punto toccava alla vittima seguente. Questa procedura venne ripetuta ogni notte, ad eccezione della festa del primo maggio.
Nei pressi di Smolensk la procedura era diversa: i prigionieri venivano portati alle fosse con le mani legate dietro la schiena e uccisi con un colpo di pistola alla nuca.

 

Inserito da Cristina Genna Blogger

 

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